Le Metope del Partenone

(2015)

Romeo Castellucci
Theatre Basel, DE

opere

Le Metope del Partenone

(2015)

Romeo Castellucci
Theatre Basel, DE

opere

Special Effects/Prosthetics

OPERE REALIZZATE
Special Effects/Prosthetics

PRODUZIONE
Art Basel
MCH Messe Schweiz
Socìetas Raffaello Sanzio
Theatre Basel, 2015
La Villette, Paris, 2015
Festival d’Automne à Paris

TOURNEÈ
Theatre Basel, 2015
La Villette, Paris, 2015
Festival d’Automne à Paris

NOTE
Le Metope del Partenone – Romeo Castellucci
Ideazione e regia, Romeo Castellucci – Musica, Scott Gibbons – Indovinelli, Claudia Castellucci – Con: Urs Bihler, Dirk Glodde, Gina Gurtner/Silvia Costa, Zoe Hutmacher, Liliana Kosarenko, Maximilian Reichert – Collaborazione artistica, Silvia Costa – Effetti speciali, Giovanna Amoroso e Istvan Zimmermann – Plastikart Studio
La grande halle de la Villette, Parigi, Francia – 22-30/11/2015 – Foto: Christophe RAYNAUD DE LAGE

In collaborazione con: Art Basel, MCH Messe Schweiz e Socìetas Raffaello Sanzio 
Con il gentile sostegno della Vereinigung nordwestschweizerischer Spitäler
Al termine della stagione teatrale 2014/15 e durante Art Basel, il Theater Basel presenta, a partire dal 16 giugno, un intervento dell’artista di fama internazionale Romeo Castellucci. “The Parthenon Metopes” è un elaborato gioco tra arte e realtà che osa porre le domande fondamentali dell’umanità: da dove veniamo, dove stiamo andando? E quale potere/forza determina le nostre vite? Ancora una volta, ciò che Alraune dice al conquistatore romano Varo nella Hermannsschlacht di Kleist si rivela vero quando lui e il suo esercito rimangono intrappolati nelle paludi della foresta di Teutoburgo: alla domanda su dove si trovi, Varo risponde: «Bloccato tra il nulla e il nulla». L’enigma della vita non può essere risolto.

È il momento dell’orrore puro, il momento tra la vita e la morte: si è verificato un incidente, o meglio, un evento. Ciò che è realmente accaduto rimane oscuro. Un incidente stradale, un’aggressione violenta, un tentativo di suicidio, un infarto: non lo sappiamo. E non lo scopriremo mai. Vediamo solo la vittima distesa a terra. Un essere umano che soffre. I secondi diventano un’eternità prima che finalmente arrivi l’ambulanza, prima che inizi il soccorso professionale. Sono destinati a fallire. «Perché il teatro, come la vita, agisce sempre partendo dal presupposto della tragedia», dice Romeo Castellucci. Soprattutto quando sono coinvolte forze superiori, come diventa presto chiaro. Il vecchio non era semplicemente svenuto, l’auto non aveva semplicemente investito accidentalmente la folla. Ma questa parte della storia non deve essere raccontata. L’unica cosa che apprendiamo è questa: una sfinge ha posto un enigma, un enigma sulla vita e sulla morte. E questo essere umano, disteso a terra, ferito a morte o gravemente malato, potrebbe sopravvivere se l’enigma venisse risolto…

L’enigmatica installazione scenica di Romeo Castellucci riunisce idee filosofiche del mondo antico e iperrealismo moderno. Il pubblico si ritrova in una sala fredda e vuota e, come in un fregio antico, si susseguono sei situazioni di emergenza. Ogni singolo incidente è accompagnato da un nuovo enigma, proiettato sulla parete dell’edificio.

Questo spettacolo trae la sua tensione e intensità non solo dal contenuto, ma anche dalla sua forma speciale, dalla combinazione di un’estetica teatrale altamente artificiale e dal mondo molto reale dei servizi di emergenza. Ci saranno vere ambulanze e veri paramedici di Basilea che arriveranno per soccorrere le vittime, ma queste ultime saranno tutte interpretate da attori. I paramedici sono persone che conoscono bene quei momenti drammatici in cui lottano per strappare una vittima dalle fauci della morte sotto lo sguardo impietoso di una sfinge.

L’estetica utilizza sempre una maschera che, allo stesso tempo, afferma e nega. È solo nell’intermittenza della rivelazione che abbiamo accesso alle opere d’arte. Il teatro e l’arte non rappresentano uno spazio in cui vivere: qui le leggi e i valori di questo mondo non sono validi. Il teatro e l’arte non hanno lo scopo di risolvere i problemi: devono aggiungerne di nuovi. – Romeo Castellucci

Secondo Romeo Castellucci, i fregi del Partenone (Le Metope del Partenone) non rappresentano altro che “battaglie per la vita”. Per comporre i propri “fregi” teatrali, il regista italiano si colloca sulla scena di un terribile incidente, le cui cause sono sconosciute, che lascia la vittima sospesa tra la vita e la morte. Solo la rapidità e l’efficienza dei servizi di emergenza possono riportarla in vita o farla passare dall’altra parte. Sei incidenti si susseguono, formando sei quadri di una città, sei stati di dolore, sei possibili fregi. La finzione di ogni incidente, in cui la vittima è interpretata da un attore, è contrastata dall’intervento di una vera équipe medica, ogni volta diversa, sulla scena del dramma. Il pubblico, entrato nello spettacolo come spettatore, viene così catapultato nel voyeurismo dei semplici curiosi, attratti dallo spettacolo del sangue.

Ciascuno dei sei “fregi” diventa “come una scena di emergenza” in cui secoli e forme si scontrano, tra quello che Romeo Castellucci considera l’apice artistico del secolo di Pericle, i fregi del tempio dei templi e la volgarità di una serie televisiva americana. Ogni incidente è scandito dalla proiezione di una serie di “indovinelli” sullo schermo, come echi delle frasi enigmatiche di Go Down, Moses. Essi fanno oscillare il pubblico tra la sensazione di orrore che prova e l’esigenza intellettuale di decifrare ciò che non può fare a meno di leggere. Quale delle due prevalerà?