Orestea

(2015)

Romeo Castellucci
Societas Raffaello Sanzio, IT

opere

Orestea

(2015)

Romeo Castellucci
Societas Raffaello Sanzio, IT

opere

Braccio

Oggetti in scena

Conigli

OPERE REALIZZATE
Braccio
Oggetti in scena
Conigli

PRODUZIONE
Societas Raffaello Sanzio
Teatro Alessandro Bonci, Cesena
Odéon-Théâtre de l’Europe
Festival d’Automne à Paris;
MC2 Grenoble;
Célestins – Théâtre de Lyon, Théâtre Nouvelle Génération – Centre dramatique national de Lyon ;
La rose des vents – Scène nationale Lille Métropole à Villeneuve d’Ascq;
Maillon Théâtre de Strasbourg / Scène Européenne;
Romaeuropa Festival;
TNT – Théâtre national de Toulouse Midi-Pyrénées;
Théâtre Garonne – scène européenne – Toulouse.

NOTE

Prima produzione: 1995

Da Eschilo.

Regia, scene e costumi: Romeo Castellucci.
Ritmo drammatico: Chiara Guidi.
Melodia: Claudia Castellucci.

Con: Paolo Guidi, Nicoletta Magalotti, Natali Carvalho Oliveira, Carlotta Piras, Giovanni Vella, Nicola Di Martino, Enzo Lazzarini, Febo Del Zozzo, Loris Comandini, Claudia Castellucci.

Cura: Gilda Biasini, Cosetta Nicolini, Minny Augeri.
Soluzioni ed esecuzioni sceniche: Paolo Guidi.
Attrezzeria: Chiara Bocchini.
Metallurgia: Stephan Duve.
Pneumatica: Strapper.
Tecnico del suono: Uria Comandini.
Costruzioni in legno: Franco Federiconi.
Figure di proiezione: Stefano Meldolesi.
Lavori plastici: Catia Gatelli, Lorenzo Bazzocchi.
Lattice: Riccardo Turacchio.

Si ringrazia l’Azienda Agricola C. Vallaro, Oleggio.

Produzione: Societas Raffaello Sanzio con la collaborazione del Teatro A. Bonci di Cesena.

Nuova produzione 2015

Oresteia by Romeo Castellucci
Orestea di Romeo Castellucci, (ideazione, regia, scene, luci, scenografia, drammaturgia, 1995/2015) Socitesa Raffaello Sanzio.

Realizzazione oggetti di scena: PlastikArt Studio

Odéon-Théâtre de l’Europe, Paris: “Orestie” Romeo Castellucci.

Musiche: Scott Gibbons
Luci realizzate in collaborazione con: Marco Giusti
Automazioni: Giovanna Amoroso e Istvan Zimmermann – PlastikArt Studio
Scene realizzate in collaborazione con: Massimiliano Scuto
Direttore di produzione: Massimiliano Peyrone
Direttore di scena: Lorenzo Martinelli
Assistente alla direzione di scena: Maria Vittoria Bellingeri
Tecnico di palco: Stefano Mazzola
Tecnici del suono: Matteo Braglia e Andrea Melega
Tecnico luci: Danilo Quattrociocchi
Responsabile dell’attrezzeria: Vito Matera
Costumi: Chiara Bocchini e Carmen Castellucci
Produzione: Benedetta Briglia
Responsabili tecnici: Eugenio Resta e Gionni Gardini
Sviluppo e comunicazione: Gilda Biasini e Valentina Bertolino
Amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci e Massimiliano Coli

Fotografie: Luca Del Pia e Guido Mencari

Con la collaborazione del “Parco Faunistico Zoo delle Star” di Daniel Berquiny.

Si ringraziano il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio, Bologna, e ANMIL.

Produzione esecutiva: Socìetas Raffaello Sanzio

Coproduzione: Odéon–Théâtre de l’Europe; Festival d’Automne à Paris; MC2 Grenoble; Célestins – Théâtre de Lyon; Théâtre Nouvelle Génération – Centre Dramatique National de Lyon; La Rose des Vents – Scène Nationale Lille Métropole di Villeneuve-d’Ascq; Maillon Théâtre de Strasbourg / Scène Européenne; Romaeuropa Festival; TNT – Théâtre National de Toulouse Midi-Pyrénées; Théâtre Garonne – Scène Européenne – Toulouse.

In collaborazione con il Festival d’Automne à Paris.

Vent’anni dopo la loro produzione dell’Orestea, Romeo Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio riprendono il dialogo con Eschilo e tornano all’Odéon per presentare uno dei lavori fondativi della loro ricerca artistica.

In collaborazione con il Festival d’Automne à Paris, tra il 2000 e il 2006 l’Odéon ha ospitato sei delle loro opere. Quale nuova fase rappresenterà questo ritorno introspettivo nella storia di una delle compagnie teatrali europee più innovative degli ultimi trent’anni?

Il «potere deformante» generato da questo genere di spettacolo è quello del mito stesso. Trasformando il theatron, il «luogo da cui si guarda», in una macchina spirituale, Castellucci mette in scena le «disfunzioni dell’essere all’interno della struttura umana di una rovina artificiale».

Nella tragedia, «l’orrore indicibile prende forma attraverso una bellezza glaciale». Qui, assistere alla sua rappresentazione scenica sarà come incrociare lo sguardo seducente di Medusa, senza riuscire a distogliere gli occhi.