Russia’s Art Pavillon
(2015)
Irina Nakhova
Biennale di Venezia 2015, (IT)
Russia’s Art Pavillon
(2015)
Irina Nakhova
Biennale di Venezia 2015, (IT)
OPERE REALIZZATE
Maschera
PRODUZIONE
Grappa Studio Paris
ALLESTIMENTI E TOUR
Reggia di Venaria Reale, Torino, 2011
NOTES
IRINA NAKHOVA VENICE BIENNALE 2015
Biennale di Venezia 2015, ARTE, Padiglione Russo, installazione “Green Pavilion” di Irina Nakhova. Con Grappa Studio Paris. “Pilot Mask” Creata da Plastikart Studio. In fibra di vetro poliestere, tessuti, pelle, vasnik, piombo, plexiglass, ferro, schermo modellato in 3D per retroproiezione, proiettore, sensori di presenza, (3 m x 3 m x 2,50 m – 6 m x 0,55 m)
The Green Pavilion
(Russia, 56th Biennale in Venice)
06.05.2015
Artist: Irina Nakhova
Curator: Margarita Tupitsyn
Commissioner: Stella Kesaeva
Maschera di realizzazione: Plastikart Studio Italia
Il “Padiglione verde” di Irina Nakhova (russo-americana, nata nel 1955) dialoga con il “Padiglione rosso” di Ilya Kabakov, realizzato per la 45ª Biennale di Venezia nel 1993. Nel “Padiglione Rosso” Kabakov ha dimostrato l’importanza del discorso sul colore per i modernisti e i postmodernisti sovietici, che lo hanno trasferito dal significante al significato, o dal formalismo al socio-formalismo. Costruendo il “Padiglione Rosso” nel cortile, Kabakov ha lasciato vuoto il Padiglione Russo, eretto da Aleksei Shchusev, l’architetto del Mausoleo di Lenin, creando così una metafora che incarnava lo status non istituzionale degli artisti d’avanguardia di Mosca e il loro non coinvolgimento nell’industria culturale. Questo gesto di de-interiorizzazione ha anche segnato l’ingresso di questi artisti sulla scena internazionale. In “The Green Pavilion”, Nakhova, un’artista che come Kabakov era associata al circolo concettuale di Mosca, abbandona il percorso di alienazione dal Padiglione Russo. Al contrario, ne realizza la trasformazione ridipingendo l’esterno nel suo verde originale, attivando un [perché un se è plurale?] meccanismo di significazione del colore in ciascuna delle sale del padiglione. All’interno, Nakhova libera il potenziale trans-pittorico del colore, dimostrando la sua capacità di reagire alle trasformazioni sociali e culturali. Questi ambienti interattivi ricchi di colore richiamano il modello unico di arte installativa che Nakhova ha concepito all’inizio degli anni ’80 come reazione alle condizioni di lavoro disastrose degli artisti “non autorizzati” in studi angusti e disordinati (senza alcuna possibilità di contatto con il pubblico e la critica). In una serie di ambienti creati nel suo appartamento, e che sono diventati un’opera iconica nella storia del concettualismo moscovita (con il nome generico di “Rooms”), Nakhova ha risposto alle limitazioni spaziali e alla privazione di pubblico che gli artisti sovietici hanno sopportato per decenni. L’interno ermetico del “Padiglione verde” genera un senso di relazione fisica con gli spazi costruiti: essi sono allo stesso tempo ermetici e de-ermetizzati attraverso la pressione del colore e l’intensità interattiva. Così, se il “Padiglione rosso” di Kabakov ha segnato la fine della natura ermetica dell’avanguardia moscovita, il “Padiglione verde” di Nakhova riprende il dibattito sulla possibilità stessa della de-interiorizzazione delle culture visive locali.
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